martedì, 28.04.09
DC Leaguers intervista Kurt Busiek
Ho scritto alcuni saggi storici alcuni anni fa e uno di loro riguardava le origini della prima Guerra Mondiale. Ero affascinato dall'argomento ed ero interessato nel fare qualcosa basandomi su quella ricerca da allora. Per quanto riguarda ARROWSMITH, le cose sono derivate da un certo numero di fonti.
Primo, un mio amico, Lawrence Watt-Evans, cercava un concept per un romanzo fantasy epico, dato che i suoi editori ne richiedevano uno. Io gli ho suggerito di fare qualcosa sui maghi nel tipo di situazione in cui si trovavano i giovani piloti nella Grande Guerra -- addestrati in fretta, con conoscenza minima e gettati in battaglia per affondare o nuotare, in un tempo in cui la stregoneria stava trasformando il mondo allo stesso modo come fece la tecnologia nella Rivoluzione Industriale. Lui ne ha fatto qualcosa di diverso, con quest'idea -- il romanzo che ha scritto si chiama TOUCHED BY THE GODS (TOCCATO DAGLI DEI) -- ma mi piace ancora l'idea di fare qualcosa sulla Prima Guerra Mondiale che coinvolga la magia.
Secondo, ho scritto una mini-serie su FINAL FANTASY per la Disney Comics che non è stata mai pubblicata, ma mentre ci lavoravo mi sono reso conto che mi piaceva il modo in cui la magia fantasy tradizionale si mescolava con dei grandi macchinari -- Pensavo fosse molto interessante, visualmente, così mi è rimasto impresso nella mente.
Terzo, ero abituato a spiegare, parlando di ASTRO CITY, come le storie dei supereroi siano più delle favole che delle storie sci-fi -- come le storie dei supereroi non trattano il modo in cui i supereroi e tutti questi elementi fantastici trasformerebbero il mondo, non molto più di quanto "Hansel e Gretel" esplora cosa succederebbe realmente se le streghe potessero usare la magia e costruire case di marzapane. Sarebbero tutti stati disegnati per la guerra! E questo mi ha fatto pensare, e se ci fosse un mondo dove le leggende del fantasy e del flolklore hanno davvero influenzato il mondo?
E finalmente, ho scritto AVENGERS FOREVER, con Carlos Pacheco, e sono stato colpito dal meraviglioso lavoro che ha fatto su Kang il Conquistatore, facendolo sembrare un guerriero tosto. Non ha ottenuto ciò cambiando le sembianze di Kang, ma l'ha fatto costruendo un mondo affascinante attorno a lui, pieno di armi con filigrane e intarsi bizzarri, sfondi sontuosi e una certo non-so-che che sembra dire "Kang indossa degli stivali magenta solo perché viene da un mondo in cui tutti i guerrieri tosti indossano stivali magenta". Ha reso quel mondo fantastico eppure totalmente credibile.
Così quando io e Carlos abbiamo iniziato a parlare di fare un progetto insieme, tutto ciò è andato a mescolarsi -- perché non facciamo qualcosa sulla Prima Guerra Mondiale, ma con la magia? Perché non creiamo un mondo che Carlos potrebbe rendere così affascinante nel modo in cui solo lui sa fare? Perché non usiamo quell'idea sulle favole che fanno parte della società?
Si è sommato tutto e il risultato è stato ARROWSMITH.
2) Nel 2006 ci sono stati dei rumours su Arrowsmith: Far From the Fields We Know che auspicavano il coinvolgimento tuo e di Pacheco di nuovo in questo progetto. Ci sono novità al riguardo?
Ci sono stati un pò di ritardi dovuti a TRINITY, alcuni problemi amministrativi e un paio di altre cose. Ma è di nuovo in corsa e ci lavorerò questa estate.
3) Dopo 14 anni leggeremo Marvels Eye Of The Camera: come mai ci è voluto così tanto tempo per vedere questa storia? Cosa dobbiamo aspettarci?
Beh, quello che dovete aspettarvi è un'altra storia su Phil Sheldon e su com'è la vita attraverso gli eventi fantastici dell'Universo Marvel, questa volta comprendendo eventi deli anni '70 e '80. Ma è anche una storia un pò più persnale per Phil.
E sul perché ci è voluto così tanto -- è iniziato nel 2002, quando Tom Brevoort mi ha chiesto se mi andasse di fare qualcosa di nuovo per il decimo anniversario di Marvels nel 2003. E successivamente, l'artista che avevamo ingaggiato per il progetto, il magnifico Jay Anacleto, si è rivelato essere abbastanza lento -- fa dei lavori assolutamente meravigliosi, ma è lento -- così non c'è stato abbastanza materiale pronto per pubblicarlo fino a poco fa.
4) Hai iniziato a lavorare nell'industria del fumetto nei primi anni '80, uno dei periodi più interessanti per questa forma d'arte. Come sono cambiati i fumetti dal tuo debutto ad ora, e quale è stato il tuo contributo?
Oh, porca... -- ci vorrebbe un saggio lungo quanto un libro per parlare di quanto siano cambiati i fumetti da quando sono entrato. Iniziamo dal fatto che quando ho cominciato c'erano solo pochissimi editori e adesso ce ne sono a centinaia. E quando ho cominciato quasi tutti i fumetti erano venduti nelle edicole -- meno del 10% degli affari Marvel era direct market* con le fumetterie. Oggi il direct market è enorme -- e inoltre i fumetti si presentano in tante altre forme -- trade paperback, hardcover, online....C'è stato un grosso boom nei fumetti creator-owned (serie e personaggi di cui i creatori detengono i diritti d'autore) e tanto altro ancora. E' un mondo molto, molto diverso.
Per quanto riguarda il mio contributo, penso che debba essere valutato da qualcun altro. Dal mio punto di vista tutto quello che ho fatto è stato tenere duro e continuare a fare del mio meglio per fare cose interessanti, mentre tutto stava cambiando attorno a me creando nuove interessanti opportunità.
*Il direct market è la più grande rete con la quale vengono distribuiti i fumetti in Nord America. Questa rete prevede la vendita dei prodotti direttamente a fumetterie da parte delle case editrici, e, al contrario della normale vendita con le edicole per mezzo di distributori, non prevede il ritorno della merce alle case editrici se essa rimane invenduta.
5) Parliamo di Conan: cosa ha significato per te riscrivere forse il più importante e famoso personaggio fantasy dell'ultimo secolo?
Mi fanno scrivere Frodo Baggins? Fico!
No, seriamente -- è stato eccitante scrivere CONAN e ancora più eccitante è stato riuscire a cominciare da capo. Per quanto ami quello che gli altri scrittori hanno fatto con Conan -- specialmente Roy Thomas che penso abbia fatto più di quello che abbiano fatto gli altri, eccetto Robert E. Howard -- è stato grande poter tornare di nuovo alle storie originali di Howard e lavorare con quelle, utilizzando solo il lavoro di Howard come fondamenta, la sua opera. Ho provato ad attenermi allo spirito di quelle storie e scrivere qualcosa con quel tipo di energia selvaggia e driving momentum e mi fa piacere che molti lettori l'abbiano gradito.
6) In Italia vedremo Trinity solo tra qualche mese: cosa dobbiamo aspettarci da questa serie? Come si posizionano queste storie dedicate a Bats, Supes e WW rispetto alle serie regolari di questi personaggi?
Oh, è molto diverso da qualsisasi delle loro serie singole. E' una grande, estesa, storia epica sul DC Universe e il loro posto in esso, così abbiamo usato una gran quantità di personaggi -- non solo la Trinità, ma anche la JLA, JSA, Teen Titans, gli Outsiders e molti altri, in una storia cosmica, che parla di svariati universi, spazio profondo, dei, vicoli bui, crimine, cospirazioni, legami emotivi, trasformazioni, onore, tradimento e altro ancora. Aspettatevi l'inaspettabile -- giudicando dalle reazioni che abbiamo qui nessuno pensava che andassimo nella direzione in cui siamo andati, ed è sempre divertente quando ciò accade.
7) Dopo il tuo contributo a Man of Steel con la tua versione di un possibile futuro "distopico" in Camelot Falls, con Trinity hai avuto l'opportunità di rimodellare un'intera realtù con grande attensione e sensibilità allo sviluppo delle vicende umane e dei sentimenti dei protagonisti principali. Il tuo modo di scrittora va olre lo stile tradizionale dei "normali" scrittori e pensiamo che tu possa essere visto sia come un architetto che come un antropologo. Quale di questi due aspetti pensi sia prevalente nel tuo modo di pensare e scrivere una trama?
Credo di cominciare con le persone, scrivendo dal personaggio. Ma mi anche piace cotruire un mondo -- tutto ciò che affrontano i personaggi è senza significato a meno che tu non possa credere in un mondo attorno a loro. Credo sia un misto di tutti e due, quindi. Raccontare storie che fanno entrare nelle menti dei personaggi mentre esplorano e mostrano interesse per il mondo attorno a loro.
8) Diversamente da alcuni tuoi colleghi tu puoi scrivere buone storie senza "stravolgere" completamente le caratteristiche principalei di un personaggio: i tuoi editori (specialmente la DC Comics) sono riconoscenti per questo?
Non lo so -- non me l'hanno detto! Ma ci sono molti lettori a cui piace e la DC è sempre felice quando un fumetto può rendere felici i lettori...
9) In Italia vedremo Trinity solo tra qualche mese: cosa dobbiamo aspettarci da questa serie? Come si posizionano queste storie dedicate a Bats, Supes e WW rispetto alle serie regolari di questi personaggi?
Quella era la domanda 6!
10) Dopo 10 anni stai collaborando ancora con Mark Bagley, con il quale hai creato i Thunderbolts per la Marvel Comics. Cosa significa lavorare su una serie settimanale?
E’ estenuante! Mentre scrivo questo, mancano meno di due settimane alla conclusione della serie, sapevamo che sarebbe stata una maratona e che saremmo stati spossati e “massacrati” alla fine di tutto, ma questo non fa differenza mentre ci avviciniamo al traguardo. Lavorare di nuovo con Mark è stato grandioso, è un professionista esperto e un narratore straordinario, pieno di energia, capacità drammatica e una grande immaginazione visuale. Mi dispiace che il progetto stia per finire, solo perché ciò significa che lavoreremo su cose diverse e non potrò collaborare con lui per un po’.
11) Parlando di Aquaman, si può dire che forse non è stato uno dei tuoi progetti più fortunati. Era davvero necessario rimpiazzare il “classico” Arthur Curry con un personaggio nuovo e dare un sapore fantasy alla serie?
E’ sempre difficile palare di cosa sia necessario nell’intrattenimento, non è davvero necessario raccontare nulla. Ma mi è stato chiesto di creare un nuovo approccio per Aquaman, e tutte le idee proposte dalla DC sono state accantonate in quanto improponibili, così ho suggerito l’approccio fantasy, sfruttando il mondo misterioso ed esotico dei fondali marini ed esplorandolo attraverso gli occhi di un nuovo Aquaman, che era più simile all’Aquaman originale di quello che era esistito e diventato nel corso degli anni. Se avessimo potuto proseguire oltre, Orin sarebbe stato di nuovo ritrasformato dall’ “abitante dei fondi marini” a se stesso e avrebbe reclamato il trono di Atlantide, per cui non lo stavamo gettando al vento, stavamo solo esplorando il mondo attraverso occhi diversi per i quali tutto era nuovo. E hey, ho lavorato con Butch Juyce e gli altri, per cui sono felice dell’esperienza. E spero di poter fare qualcosa di più con le idee che avevo per la serie, ma con un approccio completamente nuovo.
12) Parliamo degli Younblood: puoi spiegarci il dietro le quinte di “Youngblood”: Anno Uno? Sappiamo che avevi scritto un soggetto dettagliato che all’epoca era stato trasformato in uno script da Brandon Thomas intitolato “Youngblood: Genesis” 10 anni dopo. Il risultato ti ha lasciato interdetto e fatto chiedere il blocco della mini? Le tue idee sono state fraintese? Quale trama avevi pensato, all’inizio? C’è qualche possibilità di vedere il progetto originale prima o poi?
Non ho mai chiesto il blocco della pubblicazione della serie. Quello che è successo, semplicemente, è che avevo scritto 3 di 4 trame previste per una miniserie che doveva essere pubblicata nel 1994, e Rob, che avrebbe dovuto disegnarla, non lo fece mai. Perciò la serie restò lì a languire, e alla fine Liefeld la fece disegnare da qualcun altro e volle che fosse pubblicata. Io ero impegnato con altri progetti, così ho suggerito che fossero altri a scrivere i dialoghi. Cosa che venne fatta, ma lui indicò lo stesso diverse volte nelle solicits che io ero l’unico autore , cosa che io ho ritenuto fuorviante e che lui ha promesso diverse volte che non avrebbe più fatto, irritandomi. Ma per quanto ne so, quello che i lettori hanno visto nei due albi pubblicati erano le mie sceneggiature con i dialoghi di Brandon Thomas. Non li ho mai letti, ma dissero di aver usato le mie trame, quindi le mie idee originali, per quelle storie. C’erano un altro albo già sceneggiato e un altro ancora vagamente delineato, ma non sono mai usciti. Se un giorno volessero utilizzare il materiale che ho scritto per i numeri #3 e 4 potranno, ma io non sarò mai più coinvolto. E’ stato divertente creare e scrivere quello che ho scritto, ma nel corso degli anni Rob è stato abbastanza scortese e improprio su tutta la questione anche quando ha provato a riportarmi sul progetto, ma non lavorerò mai più per lui.
13) Dove hai trovato l’ispirazione per scrivere una serie, Astro City, in cui la città stessa è una sorta di essere vivente e pulsante? La relazione tra Batman e Gotham City, che è una parte importantissima delle storie del Cavaliere Oscuro, ti ha influenzato?
Non consciamente, almeno. Ho semplicemente trascorso anni pensando a storie di supereroi, a che tipo di cose succedono in questi mondi che nessuno vede, così ho creato Astro City come la storia di supereroi che preferivo, in modo da poter disporre di qualsiasi tipo di personaggio/ambientazione che volessi usare. Sono stato influenzato da tutti i tipi di fumetti, dalla New York marvelliana alle diverse città DC, inclusa Gotham City, ma non in particolare, così come Ankh-Morpork di Terry Pratchett, il mondo fantasy di Oz, i romanzi di Lawrence Block ambientati a Manhattan e molti altri.
14) Astro City resterà un prodotto autoriale o diverrà mai parte del DC Universe?
Rimarrà esclusivamente mio, non sarà una parte del DC Universe. Non intendo sminuirli, ma hanno un sacco di materiale su cui lavorare, e terrò il mondo di Astro City per me.
15) Qualche anno fa hai lavorato con Alex Ross a “Marvels”. Recentamente Ross ha collaborato con Geoff Johns al seguito di “Kingdom Come” sulle pagine della JSA (il team Golden Age er eccellenza) ed è responsabile alla Dynamite di “Project Superpowers”, che recupera eroi dimenticati degli anni 40. Cosa pensi di questo “ritorno” della Golden Age? Ti piace?
Non ho letto molto di tutto questo perché sono molto indietro con le mie letture (una serie settimanale ti causa questo!) ma Alex mette un sacco di passione, genio ed inventiva in tutto quello che fa, per cui è sempre bello vederlo creare ambientazioni interessanti, siano esse il mondo “ravvivato” di Project Superpowers o parti dell’Universo DC, o un futuro strano per la Marvel Comics, o il mondo classico di Justice.
16) In “Camelot Falls” ci hai mostrato un Superman incerto sul suo ruolo nel nostro mondo. Pensi che in un mercato dominato dagli anti-eroi il pubblico abbia ancora bisogno di figure positive come Kal-El e Barry Allen?
Sicuramente. Credo moltissimo nella varietà, e credo ci sia tantissimo spazio per eroi “luminosi” come Superman e allo stesso tempo per quelli “oscuri” come Wolverine. Maggiore è la varietà sia all’interno di un genere sia attraverso molteplici generi, meglio è.
17) La nuova serie settimanale DC, Wednesday Comics, inizierà fra poche settimane. Ci puoi dire qualcosa di più di questo progetto? Questo è un formato “nuovo” per l’industria fumettistica contemporanea, anche se avrà l’aspetto tipico dei tradizionali “Sunday Comics”. Dopo 3 anni e 3 serie settimanali, pensi che questa possa essere una “nuova frontiera” per la DC?
Non posso dire molto dato che l’invenzione non è mia, ma di Mark Chiarello, colui che ha ideato “Batman: Black&White” e l’antologico “Solo”. Io ne farò una parte, una storia di Lanterna Verde di 12 pagine con un nuovo artista straordinario di nome Joe Quinones, ma Mark ha arruolato una scuderia di talenti fantastica, da Neil Gaiman a Dave Gibbons a Kyle Baker, a Paul Pope e così via. Sono orgoglioso di farne parte, e un po’ nervoso di essere incluso in gruppo così grandioso. Di sicuro sarà qualcosa di nuovo, perciò sarà molto interessante vedere come procede. Non manca molto prima dell’uscita, e vedremo..
kdb
*Un grande ringraziamento a Kurt Busiek per la disponibilità e la cortesia dimostrata nei nostri confronti; spero siate riusciti a godervi appieno questa entusiasmante intervista in cui uno dei più apprezzati autori del Comicdom si concede senza riserve alle domande di noi appasionati.*
Intervista raccolta da Mauro Anselmo
Traduzione a cura di Roberto Besso ed Elena Pizzi
domenica, 18.01.09
Intervista a Sean McKeever
Prima intervista del 2009! Siamo riusciti ad ottenere un'intervista a Sean McKeever, attuale scrittore della serie Teen Titans (Giovani Titani). Alcune domande contengono piccoli spoiler, per cui per visualizzare l'intervista per intero cliccate su "Leggi tutto" in fondo all'articolo. Grazie!
1) Quale serie o personaggio ti piacerebbe scrivere? Come sei entrato nel mondo dei comics e in contatto con la DC Comics?
Credo che l'unico personaggio che non ho ancora scritto e di cui sono molto interessato è Batman.
C'è voluto molto tempo per me per diventare uno scrittore di fumetti. Tutto è cominciato cercando di convincere i publishers a pubblicare il mio materiale e poi cercando io stesso degli artisti che volessero lavorare con me e cercare un publisher insieme. In seguito, anni di piccola stampe mentre cercavo di convincere i publishers più importanti e finalmente sono riuscito a trovare un impiego come co-scrittore de "L'incredibile Hulk" assieme a Paul Jenkins. Poi, dopo anni a fare piccoli lavori con la Marvel qui e là, per poi finalmente avere un lavoro regolare alla Marvel. Tutto ciò in un viaggio di 12 anni.
Per la DC invece, ho avuto un paio di interazioni con loro prima. Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa e ho quasi avuto una serie Vertigo tutta mia, ma è stato Mike Marts che mi ha fatto finalmente entrare. Conoscevo e ho lavorato con Mike da quando era un editore della Marvel e quando è andato alla DC ero nella corta lista di persone che volevano per lavorare su Countdown. Così Mark si è messo in contatto con me, e adesso sono in esclusiva con la DC.
2) Chi sono i tuoi modelli di scrittura?
Gli scrittori che ammiravo quando ero agli inizi erano J.M. DeMatteis, Kurt Busiek, Garth Ennis e Paul Jenkins, e altri.
3) Eri un fan della serie degli anni '80 di Marv Wolfman/George Perez? Come hanno influenzato il tuo lavoro le storie di quel periodo?
Ho iniziato a leggere New Teen Titans da "Titans Hunt", quindi la mia esposizione all'era Wolfman/Perez è stata molto recente. E' una run molto impressionante e non ha niente a che fare con i comics che leggevo all'epoca.
4) Stai scrivendo i Teen Titans dopo lo straordinario rilancio di Geoff Johns. Ti senti sotto pressione?
Un pò. E' difficile scrivere una serie dopo Geoff, ma ero piuttosto sicuro nella mia abilità di scrivere questi personaggi.
5) I Giovani Titans sono, come dice la parola stessa, "giovani". Pensi che scrivere storie sia per un pubblico giovane che per uno maturo sia difficile? E' un tipo diverso di eroismo? Come?
No, non penso sia per niente difficile. Ho scritto molti comics "per tutte le età" durante gli annie in quei casi era solo una questione di evitare certi argomenti. Si ha sempre voglia si scrivere personaggi a tutto tondo, in tre dimensioni. 
Penso sia un tipo diverso di eroismo perché un teenager è diverso in molti modi. Penso ci sia molto più spazio per errori ed ingenuità a quell'età e i giovani possono diventare eroi per i motivi sbagliati e imparare delle dure lezioni durante il cammino. I nostri anni da teenager sono anche lontani dalla nostra vita disinteressata. Inoltre, c'è più di una tentazione ad usare i propri poteri per motivi infantili o per ribellarsi contro le vecchie generazioni. Quelle tentazioni devono essere superate.
6) La serie di Blue Beetle è al termine. Avrà un ruolo diverso nel gruppo?
Continuerà ad essere un membro fisso mentre avrà anche le sue avventure che non verranno mostrate.
lunedì, 03.11.08
LEE BERMEJO PARLA DI JOKER
'NO, NON E' UN SEQUEL DI THE DARK KNIGHT' 
SPOILER WARNING!
Dopo Azzarello tocca a Lee Bermejo.
Mercoledì 29/10 è finalmente uscita engli USA la graphic novel "Joker" dedicata al Clown più famoso di Gotham. Dopo le dichiarazioni della scorsa settimana rilasciate da Brian Azzarello, DC Leaguers vi propone di nuovo integralmente la traduzione dell'intervista che l'incredibile artista Lee Bermejo, disegnatore dell'opera, ha rilasciato al sito specializzato Newsarama.
Questa settimana Brian Azzarello e Lee Bermejo vi porteranno nella mente del Clown Principe del Crimine in “Joker”, una graphic novel in formato hardcover che esplora Gotham City dal punto di vista del Joker. Vediamo Johnny Frost, un ladruncolo a tempo perso, associarsi al criminale e scoprire in primo luogo cos’è che muove la vera nemesi di Batman per poi intraprendere un viaggio attraverso la realtà alternativa rappresentata dall’underworld di Gotham City.
Abbiamo parlato con Azzarello della graphic Novel, l’abbiamo anticipata, recensita ed oggi parliamo con l’artista Lee Bermejo riguardo al modo di illustrare la storia, le sue influenze, come NON sia collegata a The Dark Knight (seriamente), e scopriamo quale scena l’abbia colpito come un pugno alle parti basse.
Newsarama: Lee, innanzitutto puoi spiegarci cosa ti ha portato a questo progetto e come ti fu descritto? Ovviamente si tratta come minimo di un sequel tematico a The Dark Knight, vero?
Lee Bermejo: In realtà no, il nostro progetto non ha nulla a che fare con The Dark Knight ed era in produzione da ben prima dell’inizio delle riprese. Sostanzialmente, dopo aver finito con Luthor, sia Brian che io decidemmo di andare ognuno per la propria strada e di fare altri progetti. Credo che Dan DiDio abbia parlato con Brian relativamente all’idea di un altro progetto dopo Luthor, e la scelta ovvia era il Joker. Ho parlato con Brian riguardo alla possibilità di farlo brevemente, a San Diego, quell’anno. A quel punto sembrava che il progetto non avesse molte possibilità di realizzazione, ci stavamo semplicemente divertendo parlando di cosa avremmo potuto fare. Realizzai alcuni disegni del Joker ed entrambi concordammo su un fatto: avremmo preferito fare una storia sul Joker più adulta.
Quando le circostanze ci diedero la possibilità di realizzare effettivamente il progetto, decidemmo semplicemente di farlo. Credo che fosse una di quelle situazioni in cui il personaggio è troppo valido per passare oltre.
NRAMA: Detto questo, sei consapevole del fatto che i supereroi vengono ancora visti largamente come uno sforzo mensile, quando hai iniziato col Joker e quanto tempo ha richiesto?
Già, sicuramente non sono un tipo da roba mensile. Probabilmente non lo sarò mai. Provo semplicemente ammirazione per chi riesce a realizzare bene degli albi mensilmente…diamine, ammiro la gente che realizza i mensili [ride]
Credo che il nostro libro non possa essere realmente collocato nella categoria di supereroi. Ha i piedi ben piantati nel genere noir, decisamente. Per quanto mi diverta a vedere l’approccio supereroistico di altre persone all’universo di Batman, personalmente la mia visione se ne distacca un po’. In più, questo progetto funziona esclusivamente come graphic novel in quanto è pensato per rimanere unico. Non posso immaginare di voler continuare questa particolare storia, semplicemente perché è progettata per iniziare e finire, quando invece molti albi mensili somigliano più a delle soap opera sempre prive di una vera risoluzione finale.
Il progetto mi ha richiesto quasi due anni per essere completato. Lavoravo alle pagine mentre facevo copertine su commissione, come ad esempio per Hellblazer e Daredevil. Taaaaanto tempo (china la testa con disappunto.)
NRAMA: Tornando a The Dark Knight e vedendo l’aspetto del Joker, credo che molta gente abbia dato per scontato che tu stessi modellando il personaggio su Heath Ledger. Davvero non andò così?
LB: Di nuovo, non ho assolutamente ricevuto alcuna influenza da The Dark Knight. Questo progetto iniziò con Brian nel maggio 2006 e finì con me ai primi di marzo di quest’anno. Il film non uscì prima di luglio, se ricordo bene…
NRAMA: Quindi da dove è venuta la tua versione del Joker?
LB: La mia versione del Joker sta girando ormai da un po’. In effetti, guardate attentamente il giornale che Lex sta leggendo nella prima sequenza di Lex Luthor: Man of Steel #3 e vedrete un piccolo primo piano del Joker col sorriso sfregiato. Prima di ciò, avevo fatto un paio di disegni di Joker e Due Facce per il sito Batman-on-film. Non sto certo dicendo che Nolan e compagnia abbiano preso ispirazione dai miei disegni, perché davvero non ne ho idea. Detto questo, divento facilmente combattivo quando si parla di queste cose, perché la verità è che stavo realizzando la mia versione del Joker prima ancora che Ledger venisse inserito nel cast. L’unico effetto che quel film ebbe su di noi si verificò relativamente alla data di uscita del libro.
Per gettar benzina sul fuoco, quando la Warner Bros. rilasciò la prima immagine di Ledger nei panni del Joker alcuni fan iniziarono ad accusare me per quella che vedevano come una profanazione di un personaggio iconico ed amato. Dopo che Ledger ha interpretato magnificamente il personaggio nel film alcune persone hanno convenientemente cambiato la loro idea, ma non confondiamoci, il nostro libro non ha NULLA a che fare con The Dark Knight. Il fatto che i personaggi appaiano simili, per quanto mi riguarda, sta tutto in coincidenze e similarità di gusti.
NRAMA: Parlando maggiormente dei tuoi disegni, tu e Mick vi siete spartiti l’inchiostratura del libro, il che è risultato sia in sequenze chiave che in pagine dal tono più…leggero, visto lo stile di Mick. Come furono selezionate le parti inchiostrate da lui?
LB: Si tratta di qualcosa che avevo iniziato a sperimentare nellamini di Luthor, e che ho realmente sviluppato con Joker. Sostanzialmente, volevo trovare un modo per controllare un po’ di più il ritmo della lettura. Con Lex, i primi due numeri mi sono sembrati molto “lenti” da leggere, perché più o meno ogni cosa veniva resa secondo il mio stile. Inoltre, le scene che necessitavano di un impatto maggiore non erano così d’effetto, in quanto non apparivano differenti da quelle più leggere e scorrevoli. Essenzialmente si spera che inchiostrare alcune pagine tradizionalmente permetta alle pagine e alle sequenze rese in maniera diversa di apparire un po’ di più…questa almeno era la mia intenzione. Secondo la mia teoria si dovrebbe rallentare un po’ guardando le sequenze particolari. Vengono convogliate più informazioni, percepite in maniera diversa dagli occhi di chi legge. Diventò un ottimo modo per accentuare certe scene e dare al libro un ritmo che potesse essere variato e amplificato.
Ho lavorato con Mick verso la fine di Luthor perchè stavo sforando i limiti di tempo. Questa volta abbiamo deciso di lavorare insieme fin dall’inizio in modo da realizzare un po’ più velocemente le pagine tradizionali. Mi piace molto l’apporto di Mick. Mantiene bene certi aspetti e angolazioni, cosa che funzionò molto bene in questo libro come ulteriore apporto al senso di decadimento che volevo raggiungere.
NRAMA: La storia è un tour attraverso l’underworld di Gotham, sia attraverso gli occhi del Joker sia tramite lenti più realistiche, il che ti ha permesso di introdurre versioni più cinematiche/realistiche dei nemici di Batman. Globalmente, quali sono state le tue regole in termini di designing e ri-designing di questi personaggi?
LB: Quello che sia io che Brian volevamo tenere a mente lavorando a tutti questi personaggi era che essi dovevano prima di tutto mantenere un forte aggancio ad una sorta di realtà distorta. In secondo luogo, dovevano mantenere l’essenza di ciò che rende ognuno di loro quello che è. Ad esempio, l’Enigmista dev’essere un genio che fa enigmi, Harley una donna completamente infatuata del Joker, Due Facce deve avere la sua moneta e una doppia personalità, ecc.
Finchè questi concetti rimangono intatti penso che ci si possano prendere certe libertà visuali con questi tizi. La cosa bella e intrigante dell’universo di Batman è la malleabilità di questi personaggi. Intendo, puoi passare da Frank Gorshin alla nostra versione dell’Enigmista e il personaggio rimane essenzialmente qualcuno che usa la propria mente nelle sfide. Il resto viene semplicemente dal proprio gusto personale.
Per quanto riguarda Killer Croc, era importante che apparisse come un gangster grande e grosso con un problema di pelle. In Broken City Brian l’ha rappresentato più come un pappone, mentre nella nostra storia fa più da forza muscolare che si occupa dei corpi in una maniera realmente mostruosa.
Harley sta a Bonnie come Joker sta a Clyde. Era importante per me far emergere comunque la sua giocosità in un modo o nell’altro, anche se non dice una parola in tutto il libro. Non ha realmente bisogno di parlare. Si spera che il suo look e i suoi movimenti la aiutino ad entrare nel suo personaggio. Sta semplicemente accanto al suo uomo, non importa cosa accada e farebbe qualsiasi cosa per lui.
Pinguino è il riccone di Gotham. Volevo renderlo il più viscido possibile, come un tipo così sporco da non apparire mai veramente pulito, non importa quanto si vesta bene. Volevo che il suo naso fosse adunco ma sempre entro il limite della realtà. Assomiglia nel fisico a un pinguino ma non porta il nome troppo oltre…
Due Facce fu davvero divertente! Brian mi disse che doveva solo essere il tizio più paranoico del mondo. Diamine, non può credere nemmeno a sé stesso. L’abbiamo gestito come un tipo che cammina su una linea separata dall’essere giusto e sbagliato. Era un avvocato, quindi conosce tutte le caratteristiche del sistema e le usa per fare sia del bene che del male. In questa storia appare abbastanza chiaro come cerchi di interpretare entrambi i ruoli, raggiungendo addirittura qualche Bat-tizio ad un certo punto. Sono definitivamente orgoglioso del modo in cui viene interpretato qui, semplicemente perché è così poco chiaro ed in preda al conflitto interiore.
L’Enigmista… sì, era uno dei villain che davvero non volevo far comparire in questo libro ma che apprezzai sempre più dopo che Brian saltò fuori con un buon punto di vista al riguardo. Lo interpretiamo come un giovane criminale hipster, pericoloso ed elusivo a causa del suo intelletto. Credo che Brian lo volesse usare come rappresentazione del criminale “moderno”, qualcuno che probabilmente dà il peggio di sé davanti a un computer. Il bastone serve per una gamba zoppa, quindi espleta effettivamente una funzione. La maschera diventa questi grossi occhiali in stile Bono ecc.
NRAMA: Ci fu qualcuno che speravi fosse incluso da Brian ma che poi non lo è stato?
LB: No, ho realizzato tutti. Non riesco ad immaginare altri villain adatti a questo particolare tipo di storia.
NRAMA: Parliamo del protagonista: come doveva agire il Joker per come lo vedevi?
LB: Quando iniziai a disegnare il progetto, volevo far muovere il Joker come Christopher Walken in King of New York o Bill the Butcher in Gangs of New York. Ho cercato di dargli questo passo pesante, con le spalle ingobbite, che ha creato una sorta di silhouette molto “tedesco-espressionistica”. Lo volevo più misurato nelle sue azioni rispetto alla maggior parte delle sue interpretazioni. La gente di solito lo rappresenta molto teatralmente, ma fu presto chiaro che Brian lo stava scrivendo assai più calcolatore per la maggior parte del tempo, con sbalzi di follia improvvisi. In più, adoro il fatto che il Joker si esprima maggiormente con il volto, fu una perfetta opportunità per cercare di catturare varie espressioni.
NRAMA: Questo libro è chiaramente molto violento e disturbante. Hai lavorato con Brian altre volte, ma ci fu qualcosa in Joker che ti fece sollevare un sopracciglio?
LB: Si, c’è una scena di cui parlammo al telefono, pensando se fosse o meno qualcosa per cui sentirci responsabili. A un certo punto della storia Joker punisce Johnny indirettamente, andando a colpire sua moglie. Si trattava di una strada difficile da percorrere e volevamo trovare il giusto modo, se c’era, per farlo.
Quella pagina fu la più difficile di tutta la storia, perché avremmo potuto molto facilmente renderla completamente ineffettiva ed esagerata. Credo che fu l’unica volta in cui discussi il mio layout con Brian, il quale scrive in uno stile estremamente aperto, lasciando molto della trama alla mia immaginazione. Abbiamo rotto l’azione vignetta per vignetta apposta per poterla prendere nel modo giusto.
Oltretutto, io e Brian non avevamo mai fatto nulla di così violento in ciascuna delle nostre rispettive carriere. Era qualcosa di cui sentivamo semplicemente il bisogno di fare allo scopo di caratterizzare in un certo modo il personaggio. Credo che questo tipo di violenza risulti effettivo solo quando si trattano cose particolari. Non posso parlare per Azz, ma personalmente non sento il bisogno di realizzare ogni mio progetto in questo modo così hardcore. Fu la prima volta in cui realizzai qualcosa che conteneva alcune scene in seguito cambiate per il fatto che si spingevano un po’ troppo oltre…ma si spera che in questo caso sia servito allo scopo.
NRAMA: Parlando della natura grafica della narrazione, la storia presenta un’orribile violenza mostrata nel dettaglio, insieme ad esempio a un’enorme ferita alla testa…mentre all’inizio il Joker se ne va da Arkham senza nemmeno mostrare il dito medio. Perché?
LB: Devi chiedere a te stesso cosa sia più d’effetto, mostrare il dito medio oppure no, ma comunque farlo in modo che la gente sappia cosa sta guardando. Da creatore, devi fare certe scelte sulle cose da enfatizzare nella storia. Nel Joker, sentivo che era importante portare la violenza ad un certo livello perché, nella nostra versione, è più una caratterizzazione del personaggio rispetto a, diciamo, il contenuto sessuale del libro. Non abbiamo mai progettato qualcosa di estremo in tutti i sensi. Volevamo solo raccontare una storia che ricordasse alla gente la natura di killer psicotico del personaggio, facendo capire che non vorresti mai essere da qualche parte vicino a lui. L’altra cosa, lo strip di Harley ad esempio, doveva essere gestita un po’ più delicatamente perché altrimenti il tutto sarebbe diventato solo una prova per vedere quanto oltre ci si potesse spingere: come artista, mi risulterebbe poco interessante. Voglio che la gente venga disturbata da quello che fa il Joker, piuttosto che sentirla dire “oh mio Dio, fanno vedere le tette di Harley!”
NRAMA: Toccando un’ultima volta il tasto film – dev’essere detto – questa storia creerebbe una solida pellicola che potrebbe giocare alla pari con The Dark Knight. Ti è mai passato per la testa mentre la disegnavi?
LB: Volevo soltanto raccontare una buona storia su quello che probabilmente è il mio personaggio di fantasia prefeito. Ho ancora i comics nel cervello. Per quanto ami i film basati sui comics (non vedo l’ora di spararmi un po’ di Watchmen), voglio raccontare una buona storia nell’universo dei comics prima di tutto, e per la maggior parte. I film rimangono per me una cosa a parte. Possono arrivare e ricevere popolarità, ma si spera che queste storie possano ancora sopportare il test del tempo che passa.
NRAMA: Riassumendo, guardando al prodotto finito, come lo vedi? Come credi che appaia?
LB: Per me è sicuramente un bel lavoro! Sono orgoglioso di aver avuto la chance di poter gestire questo personaggio, e di aver lavorato con certe persone. Voglio dire, ognuno ha dato il meglio di sé. Solitamente sono il mio peggiore critico, quindi lo guardo e ancora vedo alcune cose che avrebbero potuto essere fatte meglio, ma in generale direi che la somma è meglio delle singole parti. Nei comics americani questo è il meglio che si possa chiedere. È un lavoro di squadra e si spera che i lettori possano cadere senza sforzo nel mondo per cui tutti hanno lavorato sodo. Credo anche che sia un buon punto di arrivo rispetto a quanto iniziato con Luthor. In sostanza sono contento che ci sia e che sia lì fuori!
NRAMA: Dunque, come proseguire dopo una cosa come Joker?
LB: Rendendo Darkseid il più eroico e allo stesso tempo coccoloso personaggio nel DCU. Sul serio, nessun altro vorrebbe un suo giocattolo morbido e peloso?
Scherzavo..
Seriamente, ho sempre voluto scrivere e disegnare materiale mio, quindi è a questo che ora mi voglio dedicare. È ancora troppo presto per parlarne, ma ho scritto una graphic novel per la DC comprendente alcuni dei personaggi principali e sto iniziando ad affrontare i disegni. Spero di poter continuare ad esprimermi in modi mai sperimentati finora. Sto anche continuando a realizzare mensilmente copertine per Hellblazer e The Stand, devastanti.
Traduzione a cura di Simone Sperati
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